L’ opera - molto breve - è redatta in forma di lettera, perché vuol essere veramente una lettera, cioè vuole veramente esprimere il piacere di un colloquio fra due persone, delle quali la prima - la più giovane - ha chiesto di avere notizie, quelle notizie che le mancano per riuscire a completare il proprio rapporto con un padre che le è appena mancato e che sente (o che teme) di non conoscere compiutamente. Un desiderio, questo, ingiusto e irrealistico, se vogliamo - perché non è mai dato di conoscere un padre come si conoscerebbe un coetaneo - ma affettuosamente comprensibile, se la persona amata non c’è più.
L’altra persona - colui che scrive - è colta un poco di sorpresa da questa inaspettata richiesta, che la colloca nella posizione, forse non giusta, di chi detiene la verità e potrebbe svelarla, se soltanto lo volesse.
No, la verità egli non la possiede - non la possiede nessuno, la verità - ma conosce i meccanismi, anche se ora un poco arrugginiti, attraverso i quali i fatti, le figure, i luoghi, le circostanze, le spinte e gli urti personali e collettivi si sono mossi e hanno costituito e popolato la scena di quella vecchia storia e, conoscendoli, è in grado non di propinarli come verità incise, assolute e innegabili, sulla pietra sporca della convenienza ma come i suoni, i colori, gli odori, sì, anche gli odori, a volte acri e dolci della giovinezza e della sofferenza e della morte, che possono far rivivere, nel cuore della giovane ignara, la temperie di allora. E poi, compostane l’ansia, ritrarla a una pacificata e serena consapevolezza.
Non è solo, dunque, il ricordo della persona, alla quale Alberto è stato ed è legato da vincoli di affetto i quali, nel corso degli anni, da ragazzo ad adulto, hanno avuto modo di chiarirsi e perciò consolidarsi. È la memoria di anni lontani, che la persona ricordata ha vissuto - giovanissimo uomo - da protagonista. Pochi anni di un periodo breve e terribile, attraverso i quali i fortunati e sopravvissuti hanno formato e temprato la propria coscienza, la propria pietà, l’insopprimibile consapevolezza - nonostante tutto - della propria umana fragilità e la capacità di stringere i denti e di farvi fronte.
Sono i ricordi di quei tempi, che Molinari pure ha vissuto da giovanissimo spettatore, trasalendo, con animo trepido, di fronte alla durezza delle esperienze dei fratelli maggiori… e quei tempi, quegli anni hanno segnato e segnano tuttora la sua sensibilità, che emerge intatta nei racconti che intramezzano, a segnarne il ritmo, i capitoli della lettera.
L’opera - per la sua destinazione assolutamente personale - ha avuto una diffusione particolare e limitata, soggetta al consenso della giovane amica destinataria. Non è, quindi, in vendita, né altrimenti richiedibile.